“la piccola bellezza”

Mondopop & Hangar Tattoo Studiola piccola bellezza
presentano:

La Piccola Bellezza
group show a cura di David “Diavù” Vecchiato

Esposizione collettiva di opere di artisti da tutto il mondo affiancate ai disegni dei bambini che le hanno ammirate e copiate.

Dal 21 marzo al 16 aprile 2014
@ Hangar Tattoo Studio
via dei Marsi 65
Roma

Artisti:
Jim Avignon, Paul Barnes, Glenn Barr, Bigfoot, Jana Brike, Jon Burgerman, Alessandro Calizza, Cesko, Paul Chatem, Allegra Corbo, Alberto Corradi, Diavù, Camilla Falsini, Jeremy Fish, Massimo Giacon, Ale Giorgini, Joe Ledbetter, Gian Franco Leroy, Bethany Marchman, Naoshi, Omino71, Gio Pistone, Solo, Ian Stevenson …e altrettanti artisti bambini.

CHI HA UCCISO LA STORIA DELL’ARTE?
Il delitto è stato consumato in Italia nel 2009 dalla legge di riforma del sistema scolastico che prende il nome da Mariastella Gelmini, ex ministro dell’ultimo Governo Berlusconi.
Sono state ridotte le discipline artistiche nei “nuovi” Licei artistici (che hanno inglobato anche gli Istituti d’Arte) e cancellata la Storia dell’arte dai bienni dei Licei classici e linguistici, dagli indirizzi di Turismo e Grafica degli Istituti tecnici e professionali e da vari altri programmi scolastici.
Malgrado le proteste, le numerose raccolte firme e gli appelli lanciati in questi 5 anni, siamo ancora allo stesso punto.
Nell’ottobre scorso la Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera ha valutato l’emendamento C 1574-A per il “Ripristino della Storia dell’arte nella Scola secondaria”, ma lo ha bocciato poiché “significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla”.

David “Diavù” Vecchiato, artista e curatore, ha pensato a questa piccola mostra come ad un esperimento che può aiutare a scongiurare l’incubo di un’Italia futura gestita da individui privati della conoscenza della grande Storia dell’arte di questo Paese.
Privati della capacità di comprendere la bellezza.

Proprio come ne “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino (che, volenti o nolenti, rappresenterà ad Oscar vinto per molti spettatori internazionali una risposta agli incomprensibili guai italiani) gli abitanti di Roma (potenzialmente) più colti e preparati, corrotti dalla volgarità imperante e spenti da una decadente noia e da un mal di vivere travestito di superficiale raffinatezza, non riescono più a cogliere e a fare proprie le bellezze della città eterna, così anche noi nel prossimo futuro saremo condannati alla cecità dall’ignoranza, e vedremo i nostri figli incapaci di riconoscere – e quindi di amare, usare e difendere – le opere d’arte di cui questo Paese è ricchissimo.

Vecchiato ci propone un semplice esercizio: scegliete un’opera d’arte, datela ad un bimbo e fategliela ridisegnare a modo suo.
Si, avete capito bene, fategliela copiare. E se vi hanno insegnato che copiare è sbagliato dimenticate quei maestri perché imitando ci si attiva, tentando di comprendere il gesto creatore in cui risiede quella bellezza che certo non è una questione estetica.

Attraverso un semplice gesto gli adulti, i genitori, gli educatori e gli artisti stessi iniziano ad assolvere il compito di custodire il dono della sensibilità artistica per trasmetterlo alle future generazioni e, come dei carbonari alle prese con la lotta per la libertà, mostrano ai più giovani le bellezze dell’arte, di quella dei contemporanei e di quella dei maestri, che le istituzioni non rispettano mai abbastanza.

Per questo Diavù ha preso una ventina di bambini e li ha lasciati alle prese con le opere di altrettanti artisti.
Da copiare, da interpretare o soltanto da guardare.
Da comprendere, ma emotivamente.

I risultati sono in mostra, le opere degli uni accanto a quelle degli altri.

Nella Storia dell’arte c’è tutta la Storia dell’umanità. Toglierla alla formazione dei nostri figli significa strappargli le radici e senza radici il tronco si inchina arido verso la terra e mai si alzerà forte verso il cielo.

————–

SENZA NEMICI, COME BAMBINI
Testo del curatore David “Diavù” Vecchiato

Fin da bambino ero certo che non avrei mai smesso di disegnare.
Anzi, volevo imparare a dipingere, a scolpire, a progettare, ad usare insomma ogni tecnica per condividere pensieri che a parole mi sembravano nudi, mentre espressi con le immagini che uscivano dalle matite e dai pennarelli si vestivano di magico.

Era la magia della bellezza, il privilegio di creare una bellezza senza precisi canoni, e da guardare senza preconcetti.

Tutti i bambini la riconoscono, prima che un adulto gli dica per la prima volta la parola “brutto”.

Allora iniziano a frenarsi per paura di sbagliare e precipitare nel “brutto”, a mortificarsi davanti a un foglio corretto o stracciato, a distinguere insomma tra “bello”, che è in realtà la parola che usiamo spesso inconsapevolmente per intendere “omologato”, e “brutto”, che a volte significa solo “diverso”.

E così anche la bellezza trova un nemico, un opposto, e si fa un po’ più umana, meno magica.

Coltivare la battaglia degli opposti restringe la mente e limita il cuore, ma questo gli adulti non lo insegnano quasi mai.

Poi si cresce e, per fortuna, studiando la Storia dell’arte col giusto interesse scopriamo che tante cose che etichetteremmo come “brutte” sono in realtà bellissime, e che gli artisti non si attengono all’idea comune del bello estetico, l’artista è un libero sperimentatore che spesso se ne frega dei canoni e proprio per questo è in grado di spostare le percezioni del sentire comune.

Grazie all’arte anche il brutto torna ad essere bello.

E, comprendendo questo, diveniamo più “belli” anche noi.

Con questa piccola mostra mi piacerebbe che questi bambini ricordino a chi lo ha dimenticato che l’arte è un gioco in grado di cambiare in meglio la nostra vita.

E intendo ringraziare il me bambino, che si innamorò presto della Storia dell’arte, salvandosi.
Spero di contagiarli. E di contagiarvi.

Diavù
Roma, 05 marzo 2014

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